Il mistero dell’astrazione

Italo Valenti con le sue favole di carta vola tra suite d’inchiostri e visioni liriche

a cura di Claudio Guarda

Il Valenti internazionale è soprattutto quello dell’astrazione lirica, dalla metà degli anni ’50 in su, e proprio su questo si concentra il cuore della mostra con dei pezzi veramente ragguardevoli, sia per qualità che per dimensione e con una sorprendente suite di inchiostri assolutamente inedita. Però Valenti non arriva a quei traguardi per caso. Un primo fatto che ha certo contribuito a portarlo lì è stato il suo trasferimento nel locarnese nel ’52, a contatto con tutt’altre poetiche gravitanti sui Saleggi di Remo Rossi e i vari artisti che vi operavano o transitavano. Ma l’altro è interno alla sua scuola artistica : sta cioè nella genesi e storia della sua pittura figurativa e di ascendenza espressionistica ma anche fabulistica e visionaria, dentro la Milano degli anni Trenta-Quaranta, in particolare al Gruppo di Corrente. Una pittura antiretorica, antimonumentale (siamo negli anni del regime!) che in Valenti attinge anche al mondo dei sogni e dell’infanzia: i maghi, le streghe, le barchette o i trenini, i cani e le lune: un motivo questo delle lune che lo accompagnerà poi sempre , pure negli anni dell’astrazione.

Sarà proprio attraverso il lavoro su questi temi che il pittore procederà verso la semplificazione e concentrazione dell’immagine verso quella elementarità della pennellata e geometrizzazione del disegno che gli agevoleranno il salto nell’astrazione. Ma, come si diceva, la cosa gli era già dentro anche per via di temi o soggetti lontani un pezzo dal naturalismo e intrisi invece di una dimensione fabulistica, proiettati dentro uno spazio fantastico e sconfinato. Perché è evidente che quei cani, pazienti e in attesa, che contemplano e interrogano la luna vagante nel cielo, rimandano al pastore errante di Leopardi, mettono in relazione un di qui e un di là, ciò che si vede ma anche ciò che sta oltre e non si vede ma si sente: siamo insomma oltre il dicibile nel mistero del simbolico, dentro la suggestione delle cose alluse, nel sentimento di chi legge nella realtà la dimensione stupefatta e inspiegabile dell’esistenza.

Le sue pitture possono allora assumere i tratti fascinosi delle allegorie sapienziali (sul modello biblico) o delle favole (da Esopo a Fedro), dove protagonisti sono appunto animali che degli umani incarnano pregi. difetti, sogni, domande.

Guardia, Claudio, Il mistero dell’astrazione, Il Caffè, marzo 2008.