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Collages 1956-1995

 

Coollages

La magicienne, 1962 La magicienne, 1962, 90x120 cm

 

Zigurat, 1978 Zigurat, 1978, 120x90 cm

 

Le bateau d'Ulysse, 1981 Le bateau d'Ulysse, 1981, 19x23 cm

 

Camargue, 1984 Camargue, 1984, 65x65 cm

Jim Ede con Italo Valenti a Muralto

 

Lune, 1984 Lune, 1984, 76,5x76,5 cm

 

Note on Italo Valenti

Great lovers are rare and Italo Valenti is amongst them in the genius of his love for that ineffable quality of Balance. His expression of this balance, this union of white, of black, are something not to be explained in words; they are entirely a visual creation, known by him, as one would know the beauty of still sunlight in a wood, or a pebble on the sea shore. I obtained long ago one of his larger collage works, an area of white, but what a white, with a shaft of black, and what a black, falling across it; and somewhere, as if by accident, and certainly by magic, a tiny speck of darkness, as of a fallen leaf. It was called "The Shadow". It was for me the impulse of day and of night, and evoked in me the memory of a 3000 year old Indian teaching: "They who see but one, in the changing manifoldness of the universe, unto them belongs Eternal Youth, unto none else, unto none else!".

A few years later we were having an evening bathe, and the shadow of Italo Valenti's leg prolonged itself across the sunlit grass. "There is your picture", he said.

Jim Ede

Equinoxe, 1993 Equinoxe, 1993, 54x68 cm

 

I miei primi collages cominciarono così per caso, quasi per gioco nel 1959. Avevo adoperato il rovescio dei piccoli cartoncini di un puzzle per bambini, come base ai frammenti di carta che andavo incollandoci sopra. Erano dei semplici invii augurali di capodanno, delle confidenze affettuose da regalare alla mia compagna e agli amici più cari.
Essi riprendevano i temi dei miei dipinti: il Caos, le Forme lunari, le Barchette di carta e dei Cervi volanti. Non ultimo quello della Maga, che per me ha sempre avuto molti significati dell'inconscio.
E fu così che mi gettai in questa tecnica, improvvisando senza schemi preparatori, in questa avventura, con lo stesso stato d'animo di paura e di gioia dei ragazzi al mare, quando si tuffano a grappoli dagli alti trampolini. Ma più tardi, nel tempo, quando tralasciavo di lavorare in superfici di carta più vaste, mi mettevo come all'inizio a "giocare" con i piccoli collages, così come quando affidavo, da bambino, ai loro meravigliosi viaggi, le barchette di carta nella vasca colma d'acqua dei giardini pubblici di Milano. I piccoli formati vivono in margine ai più grandi, anche se sovente anticipano le sorgenti archetipiche della memoria; queste immagini variano e si rinnovano continuamente. Questa dinamica naturale del divenire, specie nelle sue forme agravitanti nello spazio, resta una delle caratteristiche più evidenti del mio lavoro.
Ed è probabilmente in questo abbandonarsi senza meta, in queste pause dei silenzi, che si ha la sensazione di essere più vicini a se stessi, cioè più spontanei. Nel vivere in questo mondo dell'insolito, dove le cose vivono spesso dissimulate o smarrite fuori e dentro di noi, viene forse naturale il fenomeno di dimenticarsi, lavorando quasi automaticamente.
Per queste mie illusioni verso questi piccoli oggetti, conservo ancora un sentimento affettuoso. Sarà la prima volta che figureranno riuniti insieme ed esposti in un'Isola. E mi sento un po' ansioso, come quando il nostro gatto Gaetano spariva per qualche giorno da casa.

Italo Valenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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